PROFESSIONE: “DIRETTORE”

Ovvero: il sistema di valori dell’uomo ricco.

 

Il film “Pretty Woman” l’ho sempre considerato uno dei mali del nostro secolo.

Si tratta di una pellicola assolutamente esilarante che si spaccia per sentimentale. Ed è, come se non bastasse, un film che inculca nelle donne quello che è un vero e proprio falso bisogno: trovare un uomo per riuscire a dare una svolta decisiva alla propria vita.

A cosa serve studiare, laurearsi, lavorare,  arrivare a guadagnare un’indipendenza economica? Tanto arriverà “lui” che, innamoratissimo con carta di credito alla mano, rose rosse in bocca e “Traviata” in sottofondo, ti porterà via.

L’aspetto spassoso della vicenda è la professione svolta dalla protagonista prima di essere “salvata”: la prostituta.

Suvvia è chiaro che si tratta di un film comico scritto da uno sceneggiatore dotato di grandissimo senso dell’umorismo. Chi altri potrebbe infatti pensare seriamente di convincere noi, donne emancipate, che esista una reale differenza tra l’essere pagata per elargire un servizio e l’elargire lo stesso servizio al riccone di turno che ti ha salvata e allegramente ti mantiene?

Ah già, giusto, a redimere la protagonista del film non è il riccone, ma l’Amore.

Nell’800 l’“amore romantico” era il pretesto con il quale gli uomini (scrittori dei più celebri romanzi borghesi che per decenni hanno orientato gusti e mode delle popolazioni europee) tentavano di convincere le donne a condurre un’esistenza il cui unico scopo era quello di servire e riverire il proprio marito. Oggi l’“amore romantico” è la scusa che utilizzano le donne per riuscire ad accalappiare un uomo che le mantenga e poter finalmente condurre un’esistenza il cui unico scopo è quello di servire e riverire il proprio marito.

Direi che abbiamo fatto molti passi avanti, eh?  

Ad ogni modo in molte sognano il riccone. Non parlo di un uomo semplicemente benestante, parlo di un uomo incredibilmente ricco, un uomo con un capitale spropositato (debitamente depositato all’estero).

E’ bene allora addentrarci sinteticamente nell’universo di valori di questo riccone che, la maggior parte delle volte, non somiglia minimamente a Richard Gere e non la pensa minimamente come il personaggio da lui interpretato nel film.

Possiamo dividere i ricconi in due categorie: i ricchi di famiglia ed il self-made men.

I ricchi di famiglia per la maggior parte dei casi sono degli inetti: si ritrovano tra le mani le aziende del papi senza avere reali capacità gestionali e finiscono per bruciarsi il patrimonio. Sono persone abituate ad averti al loro servizio e che credono che un regalo (scarpe, borse, completi intimi, viaggi) possa indurti a perdonar loro qualsiasi cosa.

Esistono, tuttavia, anche ricchi di famiglia non inetti. Persone con un’intelligenza brillante che riescono a sfruttare le proprie potenzialità con discreto successo. Solitamente si dicono di sinistra ed hanno un atteggiamento vagamente intellettualoide e radical-chic. Sono dei bohemien con fondo fiduciario in dotazione. Sono quelli che a soli ventidue anni hanno già una casa intestata ed un macchinone, però votano rifondazione e si vestono da “lotta proletaria”. Assolutamente adorabili.

Ben più interessante è l’universo dei self-made men: uomini che devono quello che hanno esclusivamente alle loro capacità. Uomini che hanno cominciato a lavorare presto e partendo da posizioni relativamente umili, tenendo occhi ed orecchie apertissimi, assorbendo tutto l’assorbibile, sgomitando lo sgomitabile. Sono uomini che imparano in maniera incredibilmente veloce, che hanno  saputo trarre una lezione da qualsiasi situazione gli sia capitata nella vita e che, spesso, hanno superato (rubandogli un notevole numero di clienti/affari/soldi) chi ha intuito le loro capacità ed ha fatto loro da mentore.

Questi uomini possono insegnarti molto. Da loro imparerai come comportarti nelle situazioni mondane, come stringere relazioni, come dire senza dire, come chiedere senza chiedere, come fiutare chi vuole prenderti in giro e chi ti sta mentendo, come persuadere il prossimo, come trasformare qualsiasi ostacolo si ponga sulla tua strada in un vantaggio.

Sì, sono uomini che possono insegnarti molto. Ma sono uomini che non ti salveranno, mai. E che in nessun caso ti porteranno via.

E non credere che questo dipenda dall’affetto. Possono anche volerti sinceramente bene, ma si tratta di un sentimento che si inserisce nel loro universo di valori. Un universo di valori che è diverso dal tuo: per loro anche le relazioni sono contratti e tu sei solo uno dei tanti.

Il matrimonio, per loro, non è altro che un negozio giuridico, una transazione di capitali e persone. E come qualsiasi transazione deve essere vantaggiosa. Tenderanno quindi a prediligere donne coetanee (o anche due o tre anni più grandi), riccone (per la maggior parte di famiglia) quanto o più di loro, con capitali spropositati debitamente depositati all’estero.

Non pensare di poter essere presa in seria considerazione se non sei detentrice di queste tre caratteristiche. Al massimo potrai essere l’amante. Potranno provare per te un trasporto anche maggiore di quello che sentono per la legittima consorte, perché con te condivideranno il lato intimo delle loro vite; ma non condivideranno il lato ufficiale, quello di rappresentanza, quello per cui serve lo status di “uomo rispettabile con moglie”. E magari ti porteranno anche in giro in contesti pubblici, ma per esibirti, per far vedere quanto sono marpioni loro che oltre alla moglie (santa/asessuata) hanno l’amante (prostituta/sessuata). Quando poi, a voler fare i fiscali, è paradossale che si consideri te la meretrice dato che l’utile che ne ricavi tu oggettivamente è inesistente (a meno che non consideriamo un utile il piacere della compagnia del soggetto, in quel caso, allora, il rapporto direi che è paritario).

E’ un universo di valori particolare questo dei self-made men. Tranquillizzante, ordinato, dove ci sono un numero spropositato di etichette a definire ogni persona e situazione ma dove, sotto le etichette, i confini e le regole appaiono tremendamente incerti e sfumati. Devi viverci molti anni in quest’universo di valori per riuscire minimamente a raccapezzarti ed orientarti. E’ un universo dove persino la parola “valori” diventa un guscio vuoto passibile di interpretazione, un titolo da quotare in borsa e vendere quando inizia a non essere più conveniente.

Ah, probabilmente a vedere “La Traviata” non ti ci porteranno mai. Ma continua pure a sperare, se vuoi.

 

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