Ovvero: lettera aperta per un lui che ti chiede di capirlo.
Mi hai chiesto di capirti e ti ho capito. Ti ho capito così bene che sono arrivata a capire molto più di quanto, probabilmente, tu avresti voluto che io capissi. Ho capito che non sei in grado di pensare né di decidere, almeno ora. Quindi ho deciso di pensare e decidere io per tutti e due. Avevo anche deciso di credere per tutti e due al fatto che forse avrebbe potuto esserci qualcosa di carino e che però finché non provi non lo sai, ma non funziona così. Alcune cose bisogna crederle e pensarle in due, alcune si possono capire da soli.
Ed io ho capito.
Ho capito che ci sono aspetti di te che proprio non mi piacciono e che sono (spero) momentanei, legati ad un periodo che passerà ma che io, con il mio solito tempismo, ho centrato in pieno. Non mi piace come ci provi con le altre davanti ai miei occhi mentre io ti sto capendo (o almeno ci provo, proprio come mi hai chiesto tu). Che va bene che sei libero, ma nessuno dei ragazzi che mi hanno chiesto qualcosa (anche solo di capirli) ha mai avuto questa mancanza di tatto.
E non dirmi che scherzi. Va benissimo lo scherzo, ma sappiamo perfettamente entrambi che, in questo particolare momento della tua via, tu andresti con ogni ragazza minimamente carina ed un briciolo simpatica ti capitasse a tiro. Il che non vuol dire proprio con tutte, ma comunque con troppe. E questo non mi piace. A me piace fare la differenza, anche solo per poco. Come quando ti sei alzato per andarmi a prendere i dolci, che a me i dolci nemmeno andavano, però mi andava tu facessi quel gesto per me, perché a prescindere da come “scherzavi” con tutte le altre, quel gesto era per me e basta.
Non mi piace che tu non abbia la testa ora come ora. E non mi piace perché, solitamente, quando uno non ha la testa vuol dire che ce l’ha da qualche altra parte. Da qualche altra parte con qualcun’altra. E quando poi la ritrova, la testa, semmai la ritrova, evita sistematicamente di rivolgerla a te, perché magari non gli sei mai piaciuta davvero, perché magari non sei più una novità, perché magari.
Questo l’avevo capito anche prima che tu mi chiedessi di capirti. L’avevo capito già quando ti dissi che potevi parlarmi di tutto: con “tutto” intendevo “anche delle altre”. Farlo, certo, voleva dire diventare amici e tu non l’hai voluto fare. Ed io lì per lì l’ho anche apprezzato, ma onestamente: tu vuoi davvero che ti aspetti perché desideri conoscermi o sei semplicemente incapace di chiamare le situazioni con il loro nome?
Io ho capito. Ho capito che non hai la testa per pensare e per decidere. Quindi lo faccio io per tutti e due. E decido di scriverti in serenità e senza rancore. Perché sei una brutta persona, ma al mondo esistono anche le brutte persone e bisogna imparare a conviverci, ché magari non è neanche colpa loro se sono brutte. Perché il gesto d’affetto più difficile e più bello che si possa fare per qualcuno è lasciargli i suoi spazi, lasciarlo stare a prescindere da quello che si vorrebbe; però bisogna anche capire quando vale la pena di aspettare e quando è meglio voltare la carta. Ed io ho capito.
In fondo tu non mi hai chiesto niente all’infuori di capirti. Ed io ti ho capito fin troppo bene. Io ho deciso che quello che mi piace di te rimane e credo rimarrà sempre, ma solo perché probabilmente non è a te che appartiene. Questa è una delle cose più importanti che ho capito.
Ecco siccome mi hai chiesto di capirti ed io ho capito, mi sembrava onesto dirtelo.